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La prima Cassa dei Risparmi
fu fondata nel 1839 dal Gonfaloniere conte Antonio
Albicini con il consenso e l'adesione del Cardinale
Legato Nicola Grimaldi. La sede fu posta gratuitamente,
a cura del Comune, presso il Monte di Pietà,
successivamente per l'insufficenza dei locali
della sede si rese necessario trasferirlo, dal
1°luglio 1840, presso la casa di Artusini in
Borgo Pio. Qui rimase soltando fino al maggio
1843, quando, per le accresciute esigenze del
servizio, dovette passare nella casa di propietà
Rossi;ma nel mese di novembre del 1849 si ebbe
un nuovo trasferimento, nel palazzo del Marchese
Raffaello Albicini, in Borgo Schiavonia(l'attuale
corso Garibaldi).
Successivamente, nel 1856, la sede fu di nuovo
trasferita nel palazzo del Marchese Paulucci
di Calboli, dove rimase fino al passaggio nell'edificio
di attuale residenza. Nel 1886 iniziarono i
lavori di costruzione della Cassa dei Risparmi,
grazie al Consiglio dell'istituto che deliberò
l'acquisto delle case Serughi e Quartaroli.
La progettazione della costruzione fu eseguita
dagli azionisti Ernesto Manuzzi e Vincenzo Pantoli
ed ebbe fine nel 1903.
Il portico davanti all'edificio ha luci ampie
e colonne di granito è formato da otto
campate a pianta quadrata. Le colonne del portico
sono elementi liberi e, ad esse corrispondono,
sul lato interno, da paraste isolate nella parete
di fondo fra le otto grandi aperture.
La facciata del corpo principale della sede
della Cassa dei Risparmi di Forlì arieggia
lo stile Rinascimentale. Al primo piano si aprono
otto finestre composte da un arco di scarico
che inscrive due archetti con capitello pensile
centrale; il profilo esterno delle finestre
è guarnito con una cornice decorata da
un giro di rosette in cotto, e ad ogni sommità
dell'arco compaiono motivi ornamentali stilizzati
a foglia di palma.
Nel 1959, dato il crescente sviluppo dell'Istituto,
l'Amministrazione decise di effettuare importanti
lavori di sistemazione e ristrutturazione dell'edificio.
Si procedette al rifacimento completo di impianti
ed attrezzature, si effettuarono abbellimenti
estetici mediante incorniciature marmoree delle
porte e il rifacimento dei pavimenti, si sistemò
una delle sue pareti a forma di lunetta, collocando
una ceramica recante in bassorilievo la figura
di San Giorgio che uccide il drago, detti lavori
furono eseguiti da Pietro Melandri di Faenza.
proseguendo all'interno del palazzo si arriva
al piano nobile dove sul soffitto sono dipinte
a tempera raffigurazioni delle Virtù
Cardinali, comprese entro una fitta decorazione
lungo tutta la volta, mentre piccoli riquadri
con scene a monocromo la completano agli angoli
del soffitto.
Foto realizzate da: Turroni
Theno
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