Non si sa esattamente quando fu costruito, ma sicuramente prima del 1321, data di alcuni documenti dai quali risulta essere già esistente. Testi più approfonditi si hanno intorno al 1360. Da questi documenti si viene a conoscenza che in quegli anni il palazzo fu ricostruito per ordine del cardinale Albornoz.
Dimora degli Ordelaffi, signori della città nel Quattrocento, fu più volte ristrutturato.
Negli anni dal 1459 al 1462 venne edificato il portico che vediamo noi oggi.
Per quanto riguarda la torre civica, nulla si sa sul suo aspetto originario, cioè quello che aveva prima dell'incendio del 1468. E questa non è stata l'ultima volta che ha subito una ricostruzione, in quanto venne modificata nel 1821, fatta saltare dai tedeschi in fuga e infine ricostruita, dandole il suo aspetto attuale, nel 1975.
Tornando alla storia del palazzo, dalla fine del 1400, con la caduta delle signorie, si ebbe un periodo funesto per esso: più volte venne saccheggiato e deturpato.
Questo periodo di caos durò fino alla conquista da parte del Papa della Romagna, nel 1504.
Con la ritornata calma, riiniziò l'abbellimento interno del palazzo; sono infatti di questo periodo molti affreschi tutt'ora parzialmente visibili.
A partire dalla fine del Cinquecento riiniziarono anche i lavori di ampliamento strutturale che resero il palazzo ancora più imponente.
Col passare del tempo e con l'incuria dei proprietari il palazzo raggiunse verso la metà del diciottesimo secolo un degrado tale da essere dichiarato pericoloso per le persone. Venne così deciso di restaurare l'edificio e, cogliendo l'occasione, il palazzo fu arricchito anche del bel scalone che oggi vediamo e la struttura che vediamo noi oggi è quella che fu data a quel tempo.
Attraverso un ampio androne dal quale parte lo scalone, si arriva al primo piano del palazzo e, a sinistra rispetto a chi sale, si può notare un ballatoio. Esso conduce alla Sala degli Angeli, ornata da due grandi tele neoclassiche, raffiguranti Le supplici Argive di Girolamo Reggiani e Leèna che si morde la lingua per non rivelare al tirano Ippia la congiura di Armodio e Aristogitone, di Paolo Agelli. In questo salone si apre una porta che conduce alla Sala dei Fasti, ora sede del Consiglio Comunale. La sala presenta una serie di dipinti, in sfumature di grigio, raffiguranti: L'ingresso trionfale di Guido da Montefeltro, Federico II concede ai forlivesi di porre l'aquila sveva sullo stemma cittadino e di battere moneta, Berengario incoronato Re dal Papa, La strage del Sanguinoso Mucchio del 1282, Cornelio Gallo Prefetto d'Egitto e il poeta forlivese Fausto Andrelini incoronato d'alloro da Luigi XII.

Foto realizzata da: Turroni Theno

 

 

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