Nella descrizione
partiremo dal lato sinistro, per poi arrivare
al destro e infine faremo alcune considerazioni
generali.
Guardate innanzitutto a sinistra: in un unico
blocco sono raffigurati i tre Re Magi così
detti "dormienti". Sono in un unico letto, sotto
un'unica coperta, che lascia intravedere la sagoma
dei tre corpi, hanno tutti e tre la mano sinistra
all'orecchio e di fronte a loro sta svettando
come arrivato in volo, l'angelo del Signore.
Nel Vangelo di Matteo l'adorazione dei Re Magi
è descritta in tutti i suoi particolari
e vi si legge che essi "avvertiti poi in sogno
di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero
ritorno al loro paese".
Quindi, l'incontro con Gesù è già
avvenuto, i doni sono già stati consegnati,
ora dovrebbero tornare da Erode, ma l'angelo interviene
indicando loro di tornare ai propri paesi per
altre strade.
La soddisfazione dei Magi per aver incontrato
il Messia viene riprodotta dal "Maestro dei mesi
di Ferrara" con una serenità che ben si
abbina allo stato del sonno ristoratore. I volti
sono molto sereni, quasi ad indicare come quel
cambio di programma doni loro grande gioia.
Ora osserviamo la parte centrale raffigurante
i tre Magi.
Questi "Re" erano sapienti venuti dall'oriente
e, come dice sempre il vangelo di Matteo: "entrati
nella casa videro il bambino con Maria sua madre,
e prostratisi lo adorarono".
Il primo dei Re Magi, in piedi a sinistra, si
accinge a togliersi la corona, ha ancora il mantello,
è quindi quello più remoto al momento
con l'incontro con Gesù.
Quello centrale si è tolto la corona, ha
già pronto il suo dono in mano, mentre
il terzo è in ginocchio e sta presentando
alla Madonna, e quindi a Gesù, il suo dono.
Essendo un calice, si intuisce, che il dono è
o la mirra o l'incenso.
Da notare che il terzo dei Re Magi, che è
in ginocchio, si è tolto il mantello che,
con sopra la corona, è appeso alla parete
di fondo. In questa parete c'è anche un
piolo al quale è legato con una cordicella
di finissima scultura il bastone da viaggio.
L'atto di adorazione dei Magi avviene secondo
la modalità feudale, cioè senza
nessun ornamento regale addosso.
Guardiamo ora come è rappresentato Gesù.
Il Bambino in grembo a sua Madre, non è
il Gesù del presepio, non è il bambino
della mangiatoia osannato dai pastori e neppure
la Madonna è la donna semplice di Nazaret
che accoglie l'omaggio della povera gente che
va portando regali d'occasione. La Madonna è
presentata solenne, è in trono, è
seduta su uno sgabello regale, su un cuscino,
ha la corona in testa mentre i Magi se la tolgono
per rendere omaggio a Gesù. Il bambino
in braccio alla Madonna è rappresentato
in veste regale. È infatti vestito con
gli abiti dell'imperatore di Roma. Un particolare:
perfino il taglio dei capelli è simile
a quello che si trova normalmente riprodotto nelle
statue di Cesare Augusto.
Cosa vuol dire l'autore? Che Gesù è
il Re dei Re e che riceve l'omaggio dei Magi a
nome di tutta l'umanità. Quindi, quello
di Gesù e della Madonna è una composizione
molto solenne, maestosa. La Madonna ha un abito
molto ricco, e Gesù è scolpito con
gli abiti dell'imperatore. Da notare la finezza
con cui anche i piedini stessi di Gesù
sono incisi in questo durissimo marmo veronese
con una precisione di tratti pressoché
esemplari.
Vicino alla Madonna, sempre sulla destra, c'è
un'altra statua. Si intuisce molto bene di chi
si tratta: è San Giuseppe che ha un atteggiamento
che molto si adatta alla sua missione di padre
putativo. È molto umile, in disparte, ma
è ritratto in abiti nobili perché
discendente dal casato di Davide.
Alcuni particolari della statua merita una particolare
descrizione.
Partendo dalla testa si nota una doppia cuffia.
S. Giuseppe ha sopra una cuffia di lana grossa
e sotto ad essa, sempre in testa, una cuffia sottile
di stoffa. Sotto questa cuffia si intuisce perfino
la sagoma dell'oreccho. Sotto il mento ha le due
cordicelle legate proprio come si fa normalmente
quando bisogna fissare una cuffia con un nodo.
Le mani sono delicatamente poggiate l'una sull'altra
ed entrambe sul bastone. Il suo mantello è
morbido, molto ampio, i suoi stivaletti sono con
le fibbie, i calzini stessi sembrano venir fuori
dagli stivaletti in maniera molto morbida.
La statua completa l'arco della Lunetta con una
presenza silenziosa, umile, ma ritratta con la
mobilità del casato di Davide, il casato
del Messia.
Ritorniamo al centro e guardiamo gli abiti dei
Re Magi. Sono abiti fluenti, nobili. Il primo
dei Magi, a sinistra in piedi, ha la cintura con
una fibbia dalla quale penzola una parte che sembra
proprio di cuoio e dalla cintura partono anche
due cordicelle che tengono sospesi i guanti che
sono morbidi, soffici quanto un tessuto d'angora.
Alla parte destra, sempre del primo dei Magi,
si può vedere che sotto la cintura passa
anche la cordicella che tiene sospesa la borsa
dei soldi. Davanti porta anche un pugnale inciso
sulla faretra. Tutti questi particolari indicano
la nobiltà del personaggio. Gli stivaletti
hanno gli speroni perché sono venuti a
cavallo, hanno gli abiti che coprono le gambe,
molto ampi, perché devono cavalcare. Altro
particolare: i Magi hanno la stessa identica fisionomia
dei tre dormienti. L'autore è riuscito
a riprodurre due volte gli stessi volti, le stesse
fisionomie in posizioni diverse. Veramente formidabile
questa rassomiglianza che fa capire come l'arte
di questo maestro sia un'arte di grande valore.
Guardiamo ancora per un momento il complesso della
scultura: è molto ben conservata, anche
se vi sono alcune ferite. Il Re, che è
in ginocchio di fronte a Gesù e alla Madonna,
non ha le mani, è mutilato. Si intuisce
comunque il gesto che è quello delle mani
giunte, perché ha già consegnato
il dono, oppure quello delle mani protese verso
la consegna del dono, ma nulla toglie alla finezza
della sua posizione e alla plasticità del
suo gesto. I tre Re Magi sono in progressione
verso l'incontro con Gesù al quale donano
oro, incenso e mirra.
Gesù è rappresentato come imperatore,
quindi Re dei Re, ma occorre fare attenzione ad
un altro aspetto che è molto significativo.
Gesù Bambino è rappresentato anche
come Dio e lo si può dedurre da due particolari.
Nel braccino destro, che accompagna il gesto della
Madonna che ha ricevuto il dono, la mano di Gesù
ha il pollice un pochino rotto nella parte dell'unghia
e non ha l'indice e il medio perché divelti,
ma l'anulare e il mignolo della mano sono rientrati
sulla mano stessa per cui ne vien fuori una mano
che ha le tre dita indicanti la trinità,
indicanti la benedizione, indicanti Dio.
Dietro la testa di Gesù Bambino c'è
un'aureola con la croce. L'aureola normalmente
è quel segno di luce che sta sulla testa
dei santi. Quando fra i santi c'è anche
Gesù la sua aureola non è un semplice
giro di luce, ma ha una croce con le punte un
pochino più larghe. Questo indica la divinità
di Gesù. Quindi non solo la sua regalità,
ma anche la sua divinità.
Questa è un'opera davanti alla quale non
si può passare distratti, perché
occorre lasciarsi prendere dalla sua atmosfera,
dal suo clima di preghiera e di adorazione. Dall'angelo
che arriva sui dormienti, i volti dei dormienti
che indicano una grande gioia per avere già
realizzato il proprio "sogno", cioè l'incontro
con Gesù, il modo con cui i Magi si presentano
a Gesù, in progressione fino all'adorazione,
il loro spogliarsi degli ornamenti per essere
senza orpelli davanti al Redentore, la presentazione
di Gesù solenne come l'imperatore romano,
ma anche Messia Salvatore che benedice, la solennità
della Madonna, Madre di Dio, tutto è messaggio
di risposta alla ricerca del senso del vivere.
Testo di: Don Quinto Fabbri
|