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Sulle origini dell'abbazia si sa poco o niente, l'unica cosa certa è la triplice funzione che essa svolgeva: santuario, pieve con fonte battesimale e monastero.
Le prime notizie scritte relative all'abbazia risalgono all'anno 894.
Nel luglio del 1173 a causa di un incendio venne quasi completamente distrutta e quello che noi vediamo oggi è circa come fu ricostruita allora, salvo la parziale ricostruzione subita dopo la Seconda Guerra Mondiale e il restauro voluto da Don Pippo per riportare in luce le strutture romaniche.
1) Campanile
2) Entrata con lunetta sul portale
3) Tomba di Barbara Manfredi
4) Entrata dal Chiostro
5) Cappella del Palmezzano
6) Madonna con Bambino
7) Battistero
8) Cappella Mercuriali
9) Navata centrale
10) Coro
11) Presbiterio
12) Ufficio Basilica
13) Sacrestia
14) Cappella SS. Sacramento
15) Cortiletto esterno
16) Cappella Ferri
17) Gruppo ligneo della Crocefissione Il campanileSeguendo l'ordine numerico della mappa, partiamo col parlare del campanile.
Esso è una mirabile opera romanica ed è da sempre uno dei simboli della città. Misura 72,30 metri di altezza e 9,12 metri di lato alla base.
Si possono osservare elementi lombardi e veneti.
Il campanile è diviso in quattro piani da leggere cornici ed è corso su ogni lato da quattro cornici verticali fino al quarto piano, escluso, che invece ha su ogni lato una quadrifora.
Oltre la torre esterne ve ne è una interna ad essa, formata da quattro pilastri colegati a vari piani da archi e volte a crociera.
La LunettaCon la parola "Lunetta" si intende la parte semicircolare sopra l'architrave dell'entrata in Basilica.
Essa rappresenta il sogno e l'adorazione dei Re Magi, è fatta di marmo veronese ed è risalente al 1230.
Per una descrizione più approfondita dei particolari della lunetta cliccare qui. La Facciata La facciata è divisa in tre parti da quattro lesene e ogni parte finisce con un archetto. Nella parte centrale, più larga delle altre due, si apre il portale. L'aspetto della facciata che vediamo noi oggi non è quello originale, anzi durante la sua vita ha subito varie trasformazioni. Agli inizi del XV secolo venne costruito davanti ad essa un portico; poi questo venne sostituito da due cappelle sporgenti e così rimase fino alla metà del 1600, quando al posto delle cappelle vennero aperte due porte laterali, delle finestre e delle volute.
L'ultimo intervento che ha subito, che è poi quello che le ha dato l'aspetto attuale, è del 1921 in cui venne messo il rosone centrale.
Interno L'interno si presenta lungo e stretto ed è diviso in tre navate, ognuna con nove campate di archi a tutto sesto su pilastri a due o quattro lobi; le pareti sono legate da un arco spartifuoco posto tra tre arcate. Le campate presentano due piani di tre archi, uno posto su pilastri quadrilobati mentre l'altro situato su pilastri ottagonali. All'interno si accorpano elementi di tradizione toscana, come ad esempio San Miniato a Firenze, e di quella padano-lombarda (Duomo di Modena). Il pavimento, di origini medioevali, si presenta lievemente in discesa, rivestito in cocciopesto e con molte integrazioni dovute alla presenza di antiche tombe. Nell'autunno del 1996 (Ottobre-Novembre) hanno riaperto l'occhio ellittico e le due monofore che erano situate nella parete in fondo. Opere All'inizio della navata destra dall'entrata, si può notare la presenza dell'acquasantiera in pietra, posta su un pilastro esagonale, costituita da un vaso circolare a base, anch'esso, esagonale. Proseguendo è possibile intravedere il sepolcro di Barbara Manfredi già presente in San Biagio e in San Girolamo. Tale monumento fu realizzato nella metà del XV secolo, da parte di Simone di Francesco da Fiesole, il quale, fu anche l'artefice del Sepolcro Albergati situato in San Francesco a Bologna. I materiali con i quali fu costruito sono di svariate entità, tra cui citiamo: la pietra di Trani, la pietra di'Istria e il reimpiego di antichi marmi romani, bizantini e greci. Il monumento raffigura la statua giacente della defunta posta all'interno di una porta ad arco di trionfo con catafalco. Inoltre sono presenti anche gli stemmi Manfredi e Ordelaffi perchè, Barbara, deceduta alla tenera età di ventidue anni, era la prima delle successive due mogli di Pino III Ordelaffi. Alla metà degli anni ottanta (1984-1986) è stato restaurato da Ottorino Nonfarmale dopo aver ricomposto amorevolmente tutti i frammenti che la guerra aveva provocato.
Al di sopra della porta che immette al chiostro è posta una grande tela ovale, creata dal pittore forlivese Giacomo Zampa (1731-1808), la quale raffigura un imponente San Mercuriale. Sulle pareti sono presenti resti di affreschi, ritrovati nel 1913 e di conseguenza molto degradati, i quali raffigurano la Resurrezione di Drusiana ad Opera di San Giovanni Apostolo. Nella Navata si può notare una croce romanica, la quale espone da un lato una mano aperta e dall'altro la mano benedicente (dectera d.ni ). Fu trasportata in questo luogo dal cimitero di Castiglione, in quanto reputata la Crocetta di Piazza spostata nel 1916 dal Cardinale Rivarola. Zona del Presbiterio L'altare terminale della navata destra è rappresentato dalla cappella di San Mercuriale, in precedenza già dei Santi Simone e Giuda. Le reliquie di San Mercuriale vi furono collocate nel lontano 26 ottobre del 1603, in quanto sono all'ora furono ritrovate dopo il crollo della cripta avvenuto nel 1505. All'interno le pareti sono abbellite da antichi marmi di vario colore e ornate con festoni di stucco, dalle quattro cavità con le statue dei Profeti e conlesene scanalate; le pareti inoltre, sono rivestite da tre tele eseguite da pittori toscani della Riforma e antimanieristi, ossia il San Mercuriale che riconduce i resti da Gelusalemme di Santi di Tito, il San Mercuriale che sottomette il Drago del Cigoli e la Madonna tra San Mercuriale e San Girolamo del Passignano. PresbiterioPoste sulle pareti laterali, possono essere osservate le quattro meravigliose tele pervenute da cappelle rase al suolo durante la "Grande Guerra". Sul lato sinitro sono esposte:La Madonna col Bambino che gioca con San Giovannino, imputata a un noto pittore forlivese Francesco Menzocchi e La Visitazione di Maria di Baldassarre Carrari la quale era collocata su una cappella omonima, situata nella vecchia Sacrestia distrutta dai lavori eseguiti negli anni quaranta (1939-1941). Sul lato destro sono allocate due bellissime tele, di cui la prima raffigurante l'Assunta (richiesta dalle sorelle Augustini)e la seconda i Tre Santi di Benedetto Gennari. La nuova Sacrestia è stata edificata verso la fine della "Grande Guerra" (1944) su di un' area completamente libera; all' interno però vengono ancora conservate le formelle in cotto che integravano le arcate e le lesene degli altari distrutti.
A sinistra del presbiterio, è collocato l'altare del Sacramento, nel quale sono contenute le rimanenze delle cappelle barocche, ma anche dipinti quali: Crocifisso tra San Giovanni Gualberto e la Maddalena; l'Assunta; i Santi Mercuriale, Valeriano, Stefano e Carlo Borromeo e arredi di prossima allocazione presso il convento.
Nel 1515 venne ingrandita la cappella Ferri (già del Santissimo Sacramento) in modo tale da farle assumere una configurazione quadrata, il tutto ricoperto da un cupoletta e abside rettangolare. Qualche anno dopo (1536), fu edificata da Giacomo Bianchi da Dulcigno, la cancellata marmorea, costituita da due finestre con griglie ed arcata centrale ornata a grottesche, con una dicitura che ricorda il culto del Corpo di Cristo. Di Seguito è situato il Crocifisso tra la Madonna e San Giovanni (in legno versicolore), collocato all'interno di un portale di epoca rinascimentale, derivato da una cappella distrutta. L'AbbaziaNel decorso del tempo, sono subentrati ben quattro chiostri, di cui il primo edificato nel periodo antistante il 1173, il secondo successivamente, il terzo risale al periodo trecentesco, mentre il quarto e attuale fu realizzato nel XVI (a più riprese), sfruttando il progetto dell'architetto Cristoforo Bezzi. Verso la fine del '500, furono costruiti due lati del chiostro (ovest ed est), di cui in quello ovest (flangiato al campanile) i lavori vennero eseguiti dal maestro Simone, mentre in quello est furono diretti dal maestro Giampiero Morelli. Recentemente, negli anni quaranta, fu demolita la maggior parte del convento allo scopo di aprire il passaggio pedonale tra il Palazzo di Giustizia ( in fase di costruzione) e Piazza Saffi. Il chiostro si presenta geometricamente rettangolare, con 4x5 arcate a tutto sesto, poste su pilastri con base attica in pietra serena, riportanti gli stemmi delle famiglie forlivesi. Agli albori del XVII secolo vennero pitturate circa una trentina di lunette a fresco disposte in senso orario, le quali raffigurano i prodigi e le vicende della Vita di San Giovanni Gualberto e ognuna di esse riporta alla base un distico latino. Attualmente ve ne sono ventuno, di cui quattro nel chiostro lungo la chiesa, dieci all'interno della stessa e le restanti sette nella cappella del Sacramento.


Foto acquisite dal filmato realizzato da: Turroni Theno

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