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artistiche di Forlì
SAN
VALERIANO
Era un militare romano venuto a Forlì per
liberarla dai Goti. Si dice che giunto il momento
di assaltare la città si rifiutò per
non commettere un massacro.
Convertì tutto il suo esercito al Cristianesimo;
era noto per essereun esorcista, inoltre si dice
che prima di morire benedisse le mura della città.
Per questo motivo è il santo della pace e
protettore dalle guerre.
Lo troviamo scolpito su una porta della chiesa del
Carmine e raffigurato sull’antico sigillo del Comune
e su quello del Vescovo. SAN
MERCURIALE
Secondo le poche documentazioni storiche dovrebbe
essere stato il primo vescovo di Forlì.
Le imprese per le quali è rimasto nel cuore
dei forlivesi sono fondalmente due: l'uccisione
del drago e la liberazione di molti forlivesi deportati
in Spagna. CATERINA
SFORZA
Moglie di Girolamo Riario, governò a Forlì
dal 1488 al 1500, al posto di suo marito, ucciso
in una congiura.
È rimasta famosa, oltre che per il buon governo,
per il fatto di essersi sposata altre due volte
e, in entrambi i casi, essere rimasta vedova, sempre
a causa di congiure.
Donna con forte personalità, tutte e tre
le volte si vendicò aspramente verso i suoi
nemici con uccisioni, imprigionamenti ed esilii.
Caterina regnò su Forlì in un periodo
storico molto difficile, caratterizzato dalla fine
degli equilibri politici che avevano permesso la
pace nella penisola. Però riuscì a
difendere bene il suo territorio, addestrando personalmente
i suoi soldati, rendendoli i più forti dell'epoca.
Purtroppo tutta la sua abilità non le potè
permettere di avere un lungo governo: un uomo ambizioso
e molto potente era in agguato; e così il
12 gennaio 1500 dovette arrendersi a Cesare Borgia. CESARE
BORGIA
Arrivato in Romagna nell'estate del 1499 con 14.000
uomini e armato di cannoni francesi (i migliori
dell'epoca), conquistò senza troppa difficoltà
tutte le città sotto il governo di Caterina
Sforza e il 12 gennaio 1500 la catturò nella
sua amata rocca.
A testimonianza di questo si può tutt'ora
vedere il suo stemma sul lato sud del maschio. GUIDO
DA MONTEFELTRO
Abile guerriero, combattè come capitano generale
dei ghibellini di Romagna e soprattutto come capitano
del popolo di Forlì. Proprio in questa veste,
nel 1282, compì una delle sue più
famose imprese: il "sanguinoso mucchio", come lo
definì Dante (Inferno XXVII).
Sempre in primo piano come condottiero ghibellino
combattè altre numerose battaglie in Toscana
e nelle Marche.
Nel 1295 si sottomise a Bonifacio VIII e l'anno
seguente entrò in convento ad Ancona. LA
FAMIGLIA ORDELAFFI
Emersero come signori di Forlì ghibellini
all'epoca di Dante, che li ricorda nell'Inferno,
canto XXVII, 43-45.
Tra i più illustri ricordiamo Francesco
che, forte ed audace, formò un forte Stato
in Romagna con centro a Forlì. I suoi rapporti
con la Chiesa furono instabili, fino a quando il
Cardinale Albornoz, per risottometterlo allo Stato
Pontificio, gli mosse guerra e, dopo un lungo assedio,
lo costrinse alla resa.
Successivamente la famiglia tornò a reggere
Forlì, ma la signoria fu indebolita da intermezzi
di governo papale, da tentativi di libertà
comunale, da ingerenze viscontee e fiorentine, da
lotte e da delitti, specialmente con Pino III,
grande protettore delle arti e delle lettere, ma
uomo facile al veleno: con lui infatti la città
si abbellì di edifici e si fortificò
con il completamento della Rocca
di Ravaldino, ma allo stesso
tempo due delle sue tre mogli morirono in circostanze
misteriose. Una di esse era Barbara Manfredi di
Faenza il cui sepolcro di marmo si trova nella Basilica
di San Mercuriale. GIROLAMO
RIARIO
Nipote di Papa Sisto IV, di cui godette il potente
appoggio, sposò nel 1477 Caterina
Sforza, figlia naturale del duca
di Milano Galeazzo Maria.
Nel 1480 ottenne la signoria di Forlì, ma
nel 1484 morì il suo protettore e rimase
isolato, finché venne assassinato il 14 aprile
1488 da degli esponenti della famiglia Orsi. GIOVANNI
DALLE BANDE NERE
Figlio di Giovanni di Pierfrancesco de' Medici e
di Caterina Sforza, fu condottiero di valore, tanto
che Machiavelli vide in lui l'uomo capace di liberare
l'Italia dagli stranieri. Ebbe il noto soprannome
dopo che mutò le bande da bianche in nere
alla morte del Papa Leone X. Morì durante
un combattimento a Mantova per un colpo di colubrina. MELOZZO
DEGLI AMBROSI
Nacque a Forlì nel 1438. Determinante fu
il rapporto con Piero della Francesca, avvenuto
intorno al 1465 alla corte di Urbino, ove conobbe
il giovane Bramante. A Roma, alla corte di Papa
Sisto IV, lasciò i suoi capolavori: il grande
affresco dell'Ascensione di Cristo nell'abside dei
SS. Apostoli, un ritratto politico della corte papale
nella Biblioteca Vaticana.
Attivo anche al santuario di Loreto, dove affrescò
la sagrestia di S. Marco. Negli ultimi anni eseguì
la decorazione della cappella dei Feo in S. Biagio
a Forlì, distrutta durante l'ultima guerra. MARCO
PALMEZZANO
Allievo del Melozzo, subì gli influssi del
Perugino e della pittura veneta belliniana. Sue
opere famose la Crocefissione e l'Annunciazione,
entrambe conservate in Pinacoteca. ALESSANDRO
FORTIS
Prese parte tra le file dei garibaldini alle campagne
del Trentino (1866) e dell'Agro romano (1867). In
poco tempo divenne uno degli esponenti di spicco
del movimento repubblicano italiano e partecipò
al convegno di Villa Ruffi (1874), dove con Saffi,
Comandini e Valzania tracciò un programma
d'azione, facendo, ad un tempo, un bilancio delle
forze repubblicane della Penisola.
Nel congresso repubblicano di Genova del 1876 sostenne
la necessità che le forze mazziniane andassero
in parlamento.
La tappa successiva fu la sua elezione a deputato.
Fu da allora che entrò nella sinistra legalitaria,
e iniziò a collaborare con Crispi, nel cui
primo ministero fu sottosegretario.
Nel ministero Pelloux fu ministro dell'Agricoltura,
ma ben presto si dimise per protestare contro il
Governo. Entrò a far parte del gruppo liberale
riformista di Giolitti e, nel 1905, divenne presidente
del Consiglio.
Atto più importante del suo ministero fu
l'assunzione da parte dello Stato del servizio ferroviario. GIOVAN
BATTISTA MORGAGNI
Medico anatomico e storico, compì gli studi
universitari in Medicina a Bologna e a Venezia.
Nel 1714 ottenne la cattedra di Medicina e Anatomia
a Padova, dove visse per il quasi tutta la vita.
Si dedicò allo studio dell'evoluzione anatomica
degli organi del malato, capendo che le malattie
modificano gli organi del corpo umano, lasciando
una precisa traccia.
Le sua opere fondamentali sono: il De sedibus
et causis morborum indagatis e Adversaria
Anatomica. PIERO
MARONCELLI
È il modello dell'eroe risorgimentale romantico.
Sin da bambino fa vedere la sua notevole predisposizione
alla musica. Getta le basi della sua cultura letteraria
e musicale a Napoli, dove faceva parte della Massoreria
che era una associazione clandestina ed antitirannica,
e che gli causa l'espulsione dagli studi. Prosegue
i suoi studi musicali sia a Napoli che a Bologna,
e tra i suoi compagni di studio troviamo il Bellini,
il Donizetti, il Mercadante che sono alcuni tra
i nomi più illustri dello scenario musicale
del momento. In seguito si reca prima a Forlì
e poi a Milano dove lavora come insegnante di musica
per la Ricordi e Bettoni, e frequenta il gruppo
letterario della rivista "Il Conciliatore". Qui
nasce la sua amicizia con Silvio Pellico ed entra,
in seguito, nella Carboneria,per cui viene arrestato
nel 1820 e rinchiuso nel carcere dello Spielberg
assieme a Silvio Pellico fino al 1830. Gli viene
revocata la pena di morte, ma prima di uscire gli
viene amputata una gamba,siamo nel 1830. Nell'opera
"Le mie Prigioni" di Silvio Pellico è raccontata
la vicenda dell'amputazione della gamba al Maroncelli.
Piero Maroncelli scrive le "Addizioni alle mie Prigioni"
che lo rende molto noto e in seguito dopo essersi
trasferito a Parigi sposa una cantante lirica Amalia
Schneider. Inseguito a difficolta economiche è
costretto a trasferirsi in America, a New York dove
insegna musica e diviene presidente di alcune istituzuioni
musicali. Prima di morire nel 1846 viene sospettato
di squilibrio mentale per le sue idee politiche
di tendenze socialiste. ANGELO
MASINID
Da ragazzino era conosciuto come Muciòn
per via del moccio che pare gli spuntasse perennemente
dal naso. Ma lui aveva nelle corde vocali un tesoro,
e su quelle costruì il suo successo.
Il suo primo successo arrivò a Bologna, con
un magistrale "Don Sebastiano" di Donizetti. Le
scritture iniziarono a fioccare e ben presto, dopo
una memorabile "Aida", anche Giuseppe Verdi ebbe
il piacere di ascoltarlo e ne rimase conquistato.
Il maestro lo volle assolutamente con sé
nella tournée del "Requiem" (Austria, Francia
e Inghilterra).
Amatissimo dallo zar di Russia, cantò a Pietroburgo
in tutte le stagioni dal 1878 al 1903 e spopolò
in Spagna.
Restò sulla scena fino al 1905, cioè
fino a 62 anni. AURELIO
SAFFI
Nacque a Forlì in via Albicini. Compì
i suoi studi in Legge all'Università di Ferrara.
Successivamente si trasferì a Roma per fare
pratica, elì conobbe Armellini e le sue idee
liberali.
Fece parte del triumvirato della Repubblica Romana
insieme a Mazzini, ma la restaurazione dello Stato
Pontificio lo costrinse all'esilio, prima in Svizzera
e poi in Inghilterra. Fu proprio qui, ed esattamente
ad Oxford, che conobbe sua moglie, Giorgina Craufurd,
e visse per buona parte della sua vita, insegnando
Letteratura italiana all'Università. Nel
1860, con la costituzione del Regno d'Italia, potè
tornare nella sua terra e di lì a poco, l'anno
successivo, venne eletto parlamentare.
Quando Garibaldi venne ferito sull'Aspromonte, si
dimise e tornò a Londra. Solo nel 1867 tornò
in Italia, a Forlì, per starci definitivamente.